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~umorismoDAflashBACK

Tania,the ground beneath herfeet
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Il cielo degli altri.

Wed Feb 11, 2009, 11:34 AM
  • Mood: Egghead
  • Reading: Il tesoro dell'ombra - Alejandro Jodorowsky
.


In un grigio pomeriggio d’autunno volava una mosca azzurra, e si sentiva il cielo intero. Quanto si presero gioco le altre di quella vanitosa!
Lei, vergognosa, si nascose nella spazzatura.
Tuttavia, quando venne la notte, il suo piccolo corpo si riempì di stelle.

for the first tag in my life

Fri Sep 12, 2008, 3:41 AM
  • Mood: b0x0rz-less
ok, faccio uno strappo alla mia regola "mai partecipare ai tag" solo perchè questo è particolarmente carino.

dunque:



a) posta le regole
b) scrivi 5 cover che ti piacciono particolarmente, quanto o più delle originali (che devi obbligatoriamente conoscere)
c) scrivi un post-journal con questi fatti
d) alla fine nomina 5 persone che devono rifare il taggo
e) vai sulla loro pagina e digli che li hai taggati


quindi:


1) Toploader - Dancin' in the Moonlight (King Harvest)
2) Vinicio Capossela - Si è Spento il Sole (Adriano Celentano)
3) Francesco De Gregori - Non Dirle Che Non è Così (versione italiana di If you see her say hello di Bob Dylan)
4) John Coltrane - Everytime We Say Goodbye (Cole Porter)
5) Bluvertigo & Max Gazzè - Segnali di Vita (Franco Battiato)

poi ce ne sono mille altre, ovviamente :)



e allora:



:iconlastmansmoking: :iconredribboninyourhair: :iconlefsha: :iconthesubliminalbeauty: :iconlemon-killer:

00:39

Fri Aug 8, 2008, 1:17 AM
  • Mood: Egghead
  • Listening to: the start of something - voxtrot
.




È un po’ che non scrivo. Di notte allontano dalla mente i brutti pensieri, non è così difficile quando il cielo è coperto di stelle.
In bicicletta cerco le luci accese nelle finestre, cerco luci in ogni finestra, cerco una vita che non è la mia per chiedermi cosa si prova.
Immagino le vite notturne all’interno di piccoli appartamenti o ville spaziose, immagino le stanze, ricavandole dai pochi elementi che i miei occhi riescono a scorgere, immagino donne anziane sveglie a mangiare una fetta d’anguria asfissiate dal caldo, uomini di mezza età che si apprestano ad iniziare il turno di notte, persiane abbassate, ragazzi annoiati che passano da un canale all’altro del televisore, ne vedo le luci azzurrate proiettarsi sulle pareti, immagino persone svegliatesi di soprassalto che leggono un libro in salotto, immagino suonatori di tromba affacciarsi alla finestra a guardare la città che sonnecchia e forse dorme già, giovani coppie che non si stancano mai di baciarsi guardando un film qualunque, che si addormentano senza bisogno di abbracciare il cuscino, giovani coppie che rientrano a casa dopo una serata con gli amici, giovani coppie come noi.
Mi chiedo quale sia l’altra faccia dei palazzi che mi camminano accanto mentre pedalo, cerco avidamente le luci di vite che non conosco, sorrido, chiudo gli occhi per un po’. Immagino.
Muovo le braccia, fingo di essere un gabbiano passando sotto ad ogni lampione, guardando la mia ombra crescere e morire, ascoltando i rintocchi degli orologi, raccontando alle mie orecchie una colonna sonora di parole o musica, scegliendo una canzone per quei momenti di vita addormentata, non trovando quasi mai la più adatta.
Alzo gli occhi al cielo, ma gli occhi non bastano mai. Vorrei volare, spesso, quasi sempre.
Vorrei volare con i piedi e le ginocchia e la pancia e le spalle e aprire le palpebre e guardare dall’alto i lampioni nudi tra un vicolo e l’altro, contare quanti sono quelli gialli, quanti quelli bianchi, salire le colline senza toccare l’erba umida se non con la pancia, fermarmi a mezz’aria e respirare il profumo dolce sopra i panifici del pane appena fatto.
E poi guardo la luna e mi sembra di esserle sempre più vicina, e il cielo è rosso e forse anche domani farà così caldo. L’aria mi sfiora appena, si infila tra la mia schiena e la maglietta sintetica che indosso, mi parla come mi parla lui, mi fa sorridere e stringere la testa tra le braccia, come se non volessi pensare troppo a qualcosa di così perfettamente bello, per non sciuparlo, per non dire ti amo con la paura di renderlo ovvio troppo presto.
Asciugo le labbra umide con un braccio, raccolgo l’aria con le mani, non è poi così fresca ma lo è di sicuro più del mio ventre, che suda lento dentro i jeans, lasciandosi scaldare dal movimento rotatorio delle gambe. I piedi che si spostano uno dopo l’altro sui pedali e ancora e ancora e ancora, e il corpo che va leggermente su e poi giù e poi su di nuovo. Sudo lentamente.
La notte è umida come le lumache che si adagiano agli angoli delle strade, facendomi rabbrividire, le scavalco, le anniento passandoci accanto, mi disgusto, penso ad altro.
La notte è umida come la mia pelle, che non indugia a mostrarsi abbondante agli occhi dell’estate.
Sotto i cieli rossi della mia via ho già perso il sonno e acquistato la fame. Ho già dimenticato di guardare le ultime case alla ricerca di un po’ di vite umane.
Forse sono rientrata nella mia, e guardare altrove non mi serve più.
Ho capito che quello che mi fa stare bene, e mi stupisce, e mi diverte, è lasciarmi sorprendere dal mondo.
Ho scoperto che le cose sono veramente belle quando non ho bisogno di pensarle in un futuro prossimo o anteriore, quando mi basta viverle così come sono, senza sforzarmi di immaginare come saranno. Senza sforzarmi di immaginare come potrebbe essere senza di te.
Tu ora ci sei.



.

era bello star svegli la notte

Thu Jul 10, 2008, 5:50 AM
  • Mood: Content
  • Listening to: il mondo prima, tre allegri ragazzi morti
e poi tutto il giorno dormire.




.

"come devi essere bella quando pensi queste cose."

:heart:

voglio un pensiero superficiale.

Mon May 19, 2008, 4:26 AM
  • Mood: Shame
  • Listening to: everytime we say goodbye - coltrane.
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perchè tante volte non ti aspetti quelle parole, LE parole, parole che non sapevi esistessero.
e tante volte non ti aspetti nemmeno che l'amicizia ti arrivi dritta in faccia, cogliendoti impreparata in una notte di maggio.
una notte in cui non ti sentivi speciale neanche un po'.



Viet(&;) scrive:
sai, nella mia personale e a volte fallace versione delle persone, riscrivo la storia delle cose che conosco
faccio una biografia romanzata quasi; una cosa decisamente da arroganti bisogna dirlo, però a me piace creare per me una sorta di palcoscenico, con attori che hanno una storia dietro, non voglio pensare che ci sia piattume nella loro vita. ma spesso è così.
anche nella mia ce ne è stato per un sacco di tempo, diciamo fino a 3 anni fa. ero un ragazzino sfigatello (come ora del resto) che ascoltava metallo e lo voleva dire agli altri, perchè? mah. ora posso pensare che fosse un modo per catalogarmi e poter entrare in un gruppo (nel senso proprio di clan), la tanta agognata meta della mia infanzia, tanto bistrattata e vissuta da solo. poi sono cresciuto per fortuna, ho fatto le mie cazzate, ho conosciuto le persone giuste (alberto e tommy) e sono cambiato. è come se il tappo che opprimeva la mia mente si fosse improvvisamente levato. ma le cose uscivano confuse, non so. perchè ti sto scrivendo queste cose? mah. per non creare qualcosa di unilaterale penso.

Viet(&;) scrive:
comunque. sto mettendo apposto la mia vita ora, e i miei 18 mi gravano sulle spalle. penso che fra due anni avrò vent'anni
e non mi vedo. a metà fra serio e faceto, ho sempre detto di voler morire a 25 (non sapevo ancora che l'avesse detto anche lui) anni. perchè? mah. il problema sono proprio le assenze di risposte alle mie domande, che poi mi pongo per un puro egocentrismo.
non riesco più a distinguere quello che penso da quello che voglio pensare o provare. da qualche anno a questa parte ho incominciato a usare veramente il cervello, ma purtroppo ha preso il sopravvento, se mi passi il termine.
l'unico modo per vedere cosa c'è effettivamente e non artificalmente in me è suonare, o scrivere di getto, ma già questo è a un livello più basso.
i qwerty sono nati proprio per permettermi di ordinare me stesso. e ogni canzone ha una qualche storia dietro. il problema è che non mi ricordo mai quali sono.
parlavo degli attori. ma in generale della mia visione del mondo; ci sono persone che si sforzano, si dibattono per darsi un'aria di avere qualcosa, di emergere.

Viet(&;) scrive:
tu emergi tania, ma lo fai in una maniera talmente naturale ed elegante che quando ti ho conosciuto mi ha lasciato un po' perplesso.
ma nel senso di meravigliato. ma non emergi verso l'esterno, non so come spiegartelo. ci conosciamo tropo poco in realtà, e fare queste considerazioni sarebbe fuori luogo.
io vedo le persone oltre a quello che sono, e spesso non vedo niente; ma oltre te vedo tanto
ed è come una radura soleggiata con alberi da frutta come cornice. non ci sono confini, ma il sole è talmente al centro della scena che diluisce i dettagli
e c'è il ronzio di uccelli e cicale e piccoli corsi d'acqua che suonano i radiohead.

Viet(&;) scrive:
volevo dirti questo.





[è la cosa più.. più bella, non lo so, la cosa più assolutamente intensa che io possa mai aver sentito dire, la cosa più intensa che io possa aver anche solo immaginato di sentir dire. dire a me. una di quelle cose che neanche sogni tutta la vita perchè non sai che esistono. non sapevo esistessero. ma te lo giuro, e probabilmente nemmeno leggerai questo messaggio, e vorrei telefonarti ma forse dormi e forse non riuscirei a dirti le giuste parole, perchè non ci sono. ma non c'è nemmeno imbarazzo in me, solo tanta e immensa meraviglia. mi vengono in mente mille canzoni di battisti e te le canterei tutte se solo riuscissi a farle diventare una sola. una sola grande parole introvabile. mi hai fatta piangere. grazie. grazie e non so che altro. tutto, tutto il resto]


[ho provato a telefonarti, non so nemmeno perchè. non volevo andare a dormire senza essere sicura di averti parlato, anche solo per mezzo secondo. c'è un silenzio qua fuori, tossisco e sento il rimbombo sordo della mia voce tra le case, chiuse quasi a cerchio intorno alla mia. volevo parlarti, uscendo in terrazzo come facevo una volta, per non svegliare i miei. volevo parlarti senza sapere cosa dirti. volevo dirti buonanotte, ed essere sicura che l'avresti ascoltata. ed essere sicura di averti ringraziato. ma forse è meglio così. te lo dirò, te lo dirò urlandolo in un orecchio, magari ad un concerto, magari senza voce]




[Ed è una cosa che vorrei dividere con il mondo,
ma il mondo non potrebbe capire.]



ma il mondo non potrebbe capire.

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