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perchè tante volte non ti aspetti quelle parole, LE parole, parole che non sapevi esistessero.
e tante volte non ti aspetti nemmeno che l'amicizia ti arrivi dritta in faccia, cogliendoti impreparata in una notte di maggio.
una notte in cui non ti sentivi speciale neanche un po'.
Viet(&

scrive:
sai, nella mia personale e a volte fallace versione delle persone, riscrivo la storia delle cose che conosco
faccio una biografia romanzata quasi; una cosa decisamente da arroganti bisogna dirlo, però a me piace creare per me una sorta di palcoscenico, con attori che hanno una storia dietro, non voglio pensare che ci sia piattume nella loro vita. ma spesso è così.
anche nella mia ce ne è stato per un sacco di tempo, diciamo fino a 3 anni fa. ero un ragazzino sfigatello (come ora del resto) che ascoltava metallo e lo voleva dire agli altri, perchè? mah. ora posso pensare che fosse un modo per catalogarmi e poter entrare in un gruppo (nel senso proprio di clan), la tanta agognata meta della mia infanzia, tanto bistrattata e vissuta da solo. poi sono cresciuto per fortuna, ho fatto le mie cazzate, ho conosciuto le persone giuste (alberto e tommy) e sono cambiato. è come se il tappo che opprimeva la mia mente si fosse improvvisamente levato. ma le cose uscivano confuse, non so. perchè ti sto scrivendo queste cose? mah. per non creare qualcosa di unilaterale penso.
Viet(&

scrive:
comunque. sto mettendo apposto la mia vita ora, e i miei 18 mi gravano sulle spalle. penso che fra due anni avrò vent'anni
e non mi vedo. a metà fra serio e faceto, ho sempre detto di voler morire a 25 (non sapevo ancora che l'avesse detto anche lui) anni. perchè? mah. il problema sono proprio le assenze di risposte alle mie domande, che poi mi pongo per un puro egocentrismo.
non riesco più a distinguere quello che penso da quello che voglio pensare o provare. da qualche anno a questa parte ho incominciato a usare veramente il cervello, ma purtroppo ha preso il sopravvento, se mi passi il termine.
l'unico modo per vedere cosa c'è effettivamente e non artificalmente in me è suonare, o scrivere di getto, ma già questo è a un livello più basso.
i qwerty sono nati proprio per permettermi di ordinare me stesso. e ogni canzone ha una qualche storia dietro. il problema è che non mi ricordo mai quali sono.
parlavo degli attori. ma in generale della mia visione del mondo; ci sono persone che si sforzano, si dibattono per darsi un'aria di avere qualcosa, di emergere.
Viet(&

scrive:
tu emergi tania, ma lo fai in una maniera talmente naturale ed elegante che quando ti ho conosciuto mi ha lasciato un po' perplesso.
ma nel senso di meravigliato. ma non emergi verso l'esterno, non so come spiegartelo. ci conosciamo tropo poco in realtà, e fare queste considerazioni sarebbe fuori luogo.
io vedo le persone oltre a quello che sono, e spesso non vedo niente; ma oltre te vedo tanto
ed è come una radura soleggiata con alberi da frutta come cornice. non ci sono confini, ma il sole è talmente al centro della scena che diluisce i dettagli
e c'è il ronzio di uccelli e cicale e piccoli corsi d'acqua che suonano i radiohead.
Viet(&

scrive:
volevo dirti questo.
[è la cosa più.. più bella, non lo so, la cosa più assolutamente intensa che io possa mai aver sentito dire, la cosa più intensa che io possa aver anche solo immaginato di sentir dire. dire a me. una di quelle cose che neanche sogni tutta la vita perchè non sai che esistono. non sapevo esistessero. ma te lo giuro, e probabilmente nemmeno leggerai questo messaggio, e vorrei telefonarti ma forse dormi e forse non riuscirei a dirti le giuste parole, perchè non ci sono. ma non c'è nemmeno imbarazzo in me, solo tanta e immensa meraviglia. mi vengono in mente mille canzoni di battisti e te le canterei tutte se solo riuscissi a farle diventare una sola. una sola grande parole introvabile. mi hai fatta piangere. grazie. grazie e non so che altro. tutto, tutto il resto]
[ho provato a telefonarti, non so nemmeno perchè. non volevo andare a dormire senza essere sicura di averti parlato, anche solo per mezzo secondo. c'è un silenzio qua fuori, tossisco e sento il rimbombo sordo della mia voce tra le case, chiuse quasi a cerchio intorno alla mia. volevo parlarti, uscendo in terrazzo come facevo una volta, per non svegliare i miei. volevo parlarti senza sapere cosa dirti. volevo dirti buonanotte, ed essere sicura che l'avresti ascoltata. ed essere sicura di averti ringraziato. ma forse è meglio così. te lo dirò, te lo dirò urlandolo in un orecchio, magari ad un concerto, magari senza voce]
[Ed è una cosa che vorrei dividere con il mondo,
ma il mondo non potrebbe capire.]
ma il mondo non potrebbe capire.
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